Piazza Affari sale ancora in avvio, meglio delle altre borse europee (+0,65% Madrid, +0,85% Parigi e +0,49% Londra), con l’indice Ftse Mib in rialzo dell’1,22% a quota 17.975 punti con il presidente della Repubblica, Mattarella, che vuole una legge elettorale omogenea per Camera e Senato prima di indire le elezioni. Un segnale di come il capo dello Stato non ritenga opportune accelerazioni brusche verso nuove elezioni, richieste invece da molti partiti di opposizione e ventilate anche da Renzi.

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Con il via libera della legge di Bilancio al Senato (il voto è previsto alle 14.30), ogni momento è buono perché il premier formalizzi le dimissioni. Possibili indicazioni sull’evoluzione del quadro politico dopo la sconfitta del governo al referendum di domenica potrebbero arrivare dalla direzione Pd attesa nel pomeriggio. Secondo quanto riferito da alcune fonti, gli esponenti del Pd ragionano sulla possibilità di un governo di responsabilità nazionale, più ampio della maggioranza uscente.

Alla vigilia della riunione Bce, che nelle attese del mercato annuncerà un prolungamento del Qe, lo spread Italia/Germania a 10 anni riparte da quota 157,9 punti base, dopo essere sceso ieri fino a 156 punti base, il minimo dall’11 novembre, e il tasso del 10 anni dall’1,95%, dopo aver toccato ieri il minimo dal 15 novembre all’1,90%. Secondo diversi operatori, gli investitori si starebbero riposizionando dopo le massicce vendite di carta italiana prima del referendum e in vista del meeting della Bce di giovedì.

Ricca l’attività sul primario a partire dalla Germania, che metterà a disposizione degli investitori 3 miliardi in titoli a due anni, per proseguire con l’asta spagnola (offerti 4-5 miliardi in titoli a sei e 12 mesi) e con il collocamento della Grecia (titoli a 13 e 26 settimane). Mentre ieri sera il Tesoro italiano ha annunciato che nell’asta del 12 dicembre offrirà 4,75 miliardi di Bot annuali a fronte dei 5,5 miliardi in scadenza. Proprio dalla Germania è arrivato stamani il dato sulla produzione industriale a ottobre che ha segnato un rimbalzo mensile dello 0,3% dopo il tonfo del -1,8% segnato a settembre. Gli economisti prospettavano per ottobre un incremento congiunturale dello 0,8%.

Strettamente legato alla soluzione della crisi di governo anche il destino di Banca Monte dei Paschi di Siena (+9,31% a 20,66 euro) il cui salvataggio, secondo quanto riferito da alcune fonti vicine alla situazione potrebbe passare attraverso una ricapitalizzazione precauzionale dello Stato per la quale sarebbe già pronto un decreto.

Secondo un’ipotesi sul tavolo, il Tesoro aumenterebbe la sua partecipazione rilevando dai titolari retail la quota dei subordinati in loro possesso per poi convertirla in azioni. Mentre non c’è nessuna richiesta da parte del ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, al fondo salva-Stati European stability mechanism (Esm) per un prestito da 15 miliardi di euro a sostegno di Banca Mps e del settore bancario italiano, come ha spiegato stamani un portavoce del ministero dell’Economia smentendo le ipotesi del quotidiano La Stampa che, citando “due fonti concordanti del Tesoro”, ha scritto di una richiesta all’Ue di 15 miliardi.

La vittoria del no nel referendum costituzionale ha accresciuto ulteriormente l’incertezza politica in Italia e potrebbe compromettere anche il piano di ricapitalizzazione di Unicredit (+3,08% a 2,34 euro), ha affermato Fitch in un report in cui ha tagliato l’outlook sul settore bancario italiano per il 2017 da stabile a negativo. Stando alle ultime indiscrezioni, il piano di Unicredit dovrebbe prevedere la cessione di un’ulteriore quota di FinecoBank (+0,90% a 5,025 euro) e, secondo Mf, l’accordo con Amundi su Pioneer potrebbe prevedere che Unicredit mantenga una quota del 10% nella società di risparmio gestito.

Mentre nell’incontro tra i consigli di Bpm (+1,61% a 0,3213 euro) e del Banco Popolare (+2,39% a 2,054 euro) è stato affrontato il tema sul recesso alla luce della decisione del consiglio di Stato di sospendere alcuni articoli della circolare di Bankitalia sulla trasformazione delle popolari in spa. Invece il progetto di Ubi (+1,06% a 2,286 euro) per l’acquisto di tre delle quattro good bank non verrà formalizzato in Bce il prossimo 8 dicembre. Per il via libera definitivo da parte della Vigilanza bisognerà probabilmente aspettare, se verrà siglato l’accordo tra le parti, i primi mesi del nuovo anno.

In spolvero anche Generali (+2% a 13,09 euro) perché, secondo alcune fonti di stampa, il ceo, Philippe Donnet, sarebbe in partenza per Monaco di Baviera per incontrare i vertici di Allianz e discutere della possibile cessione di Generali France. Operazione propedeutica a un matrimonio con Axa che potrebbe realizzarsi o attraverso un’ops del gruppo francese o mediante l’acquisto diretto delle quote in mano ai soci italiani.

E se Vivendi ha aumentato la sua quota in Telecom Italia (+1,81% a 0,73 euro) al 24,19% secondo un filing della Sec, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha bocciato per la seconda volta le tariffe presentate dal colosso tlc per l’offerta a consumo per la telefonia fissa. Debole, infine, A2a (-1% a 1,169 euro) con i vertici che la prossima settimana si recheranno in Montenegro per incontrare il nuovo governo guidato da Dusko Markovi e avere rassicurazioni sui patti parasociali che legano l’ex municipalizzata lombarda e lo Stato balcanico in Epcg. Tra i punti in discussione anche la possibilità dell’esercizio di un’opzione di vendita della quota di A2a per 250 milioni di euro al Montenegro.

 

Fonte: Milano Finanza – di Francesca Gerosa

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